ISTRUZIONI PER LE DIMORE DEI FRATI
1561 14. In altro tempo, trovandosi presso Siena
per farsi curare gli occhi, sostava in una cella, dove, dopo
la sua morte, fu edificato in sua venerazione un oratorio.
Messer Bonaventura, che aveva donato ai frati il terreno su
cui era stato costruito il convento, disse al Santo: «Cosa
ti sembra di questo luogo?». Rispose Francesco: «Vuoi
che ti dica come devono essere fatti i luoghi dei frati?».
E Bonaventura: «Volentieri, padre». Il Santo prese
a dire: «Quando i frati arrivano in una città
dove non hanno un luogo per loro, trovando un benefattore
disposto ad assegnare ad essi un terreno sufficiente per costruirvi
il convento con l'orto e le altre cose indispensabili, i frati
devono innanzi tutto determinare quanta terra basterà,
senza mai perdere di vista la santa povertà che abbiamo
promesso di osservare e il buon esempio che siamo tenuti a
dare al prossimo in ogni cosa».
Parlava così il padre santo, perché era sua
volontà che sotto nessun pretesto i frati violassero
la povertà nelle case e chiese, negli orti e altre
cose a loro uso. Non voleva che possedessero luogo alcuno
con diritto di proprietà, e anzi vi abitassero sempre
come pellegrini e forestieri.
A tal fine, voleva che nei vari luoghi i frati non fossero
numerosi, poiché gli sembrava difficile osservare la
povertà quando si è in tanti. Fu questa la sua
volontà, dal momento della conversione fino al giorno
della morte che la santa povertà fosse osservata perfettamente.
1562 15. Il Santo proseguì: «Poi, si
rechino dal vescovo della città e gli dicano: “Messere,
un benefattore, per amore di Dio e per la salvezza della sua
anima, ha intenzione di offrirci il terreno bastante per costruire
un luogo. Ricorriamo a voi per primo, poiché siete
padre e signore delle anime di tutto il gregge affidato a
voi, e anche nostro e degli altri frati che risiederanno in
questo luogo. Vorremmo edificare una casa con la benedizione
del Signore Dio e vostra”».
Francesco diceva questo perché il bene delle anime,
che i frati vogliono realizzare tra il popolo, sarà
maggiore se, vivendo in concordia con i prelati e il clero,
essi guadagnano a Dio e popolo e clero, che se convertissero
solo il popolo scandalizzando prelati e chierici. Diceva:
«Il Signore ci ha chiamati a rianimare la fede, inviandoci
in aiuto ai prelati e chierici della santa madre Chiesa. Siamo
quindi tenuti ad amarli, onorarli e venerarli sempre, in quanto
ci è possibile. Per questo motivo sono detti a “frati
minori”, perché devono essere i più piccoli
di tutti gli uomini del mondo, sia nel nome, sia nell'esempio
e nel comportamento .
Agli inizi della mia nuova vita, quando mi separai dal mondo
e dal mio padre terreno, il Signore pose la sua parola sulle
labbra del vescovo di Assisi, affinché mi consigliasse
saggiamente nel servizio del Cristo e mi donasse conforto
Per questa ragione e per le altre eminenti qualità
che riconosco nei prelati, io voglio amare, venerare e considerare
miei signori non soltanto i vescovi, ma anche gli umili sacerdoti».
1563 16. «E dopo aver ricevuto la benedizione
del vescovo, vadano e facciano scavare un gran fossato tutto
intorno al terreno ricevuto, e vi piantino a guisa di muraglia
una spessa siepe, in segno di santa povertà e umiltà.
Poi si facciano apprestare delle case poverelle, costruite
con fango e legname, e alcune cellette separate, dove i frati
possano raccogliersi a pregare e lavorare con più devozione
e lontano da discorsi oziosi.
Facciano costruire anche la chiesa. Però i frati non
devono far erigere grandi chiese, al fine di predicare al
popolo o sotto altro pretesto. C'è maggiore umiltà
e migliore esempio quando vanno a predicare in altre chiese,
osservando la santa povertà e mantenendosi umili e
rispettosi. Se talora venissero da loro prelati o chierici,
religiosi o secolari, le povere case, le cellette e le chiese
dei frati dimoranti nel luogo saranno per gli ospiti una predica,
e ne trarranno edificazione».
Aggiunse: «Molto spesso i fratelli si fanno fabbricare
grandi costruzioni, violando la nostra santa povertà,
provocando nel prossimo malesempio e mormorazione. Poi, sotto
pretesto di un luogo più comodo o più santo
abbandonano il luogo primitivo e i suoi edifici. Allora quelli
che diedero elemosine e la gente, vedendo e udendo ciò,
ne restano molto scandalizzati e urtati.
E' più conveniente che i frati abbiano luoghi e edifici
poveri, restando fedeli al loro ideale e dando buon esempio
al prossimo, anziché fare del bene in contrasto con
la loro professione religiosa e dando malesempio al popolo.
Allora sì, se accadesse ai frati di abbandonare i luoghi
modesti e le abitazioni poverelle in vista di un'abitazione
più adatta, il malesempio e lo scandalo sarebbero meno
grandi».